Gabriele Calamelli

NAUTILUS è in disallestimento. Grande interesse e affluenza di visitatori all’esposizione fotografica di Gabriele Calamelli.

Straordinario apprezzamento per i suoi inediti. 

 NAUTILUS

ESPOSIZIONE FOTOGRAFICA 13 -29 OTTOBRE 2017

OPENING VENERDì 13 OTTOBRE VIA EMILIA 207 IMOLA   ORE 20,30

 

SELEZIONATA URBAN2017

SELEZIONATA URBANPHOTOAWARDS2017

SVELATI I VINCITORI  DI URBAN2017PhotoAwards

ARCHITECTURE
2 - UNTITLED - GABRIELE CALAMELLI (ITALY )
TRIESTE PHOTO DAYS
AWARD CEREMONY 28 OCTOBER 2017 8 PM TRIESTE

GABRIELE CALAMELLI ESPONE UNA ELEGANTE SELEZIONE DI FOTOGRAFIE SCATTATE IN UN INTERNO PRIVATO DI UN PALAZZO MILANESE DI INIZIO SECOLO NEL QUARTIERE TORTONA. LA SERIE FOTOGRAFICA SI PRESENTA COME UN’INTERPRETAZIONE DELLO STESSO SOGGETTO, LA SCALA A SPIRALE, RIPRESO DA VARIE ANGOLAZIONI. L’APPROCCIO FOTOGRAFICO E’ EMOTIVO.
FILTRATA  DALLE GRANDI FINESTRE LATERALI LA LUCE NATURALE, MATTUTINA E POMERIDIANA, RIVELA UNA RAFFINATA SCALA CHE SI SNODA AL CENTRO NEL VUOTO CHE COLLEGA I PIANI DEL PALAZZO. LA SUA FORMA PARTICOLARE RICORDA UNA CONCHIGLIA A CHI LA GUARDA, UNA SPIRALE A CHI LA PERCORRE. I GIOCHI DI LUCE ALTERANO IN MANIERA FANTASIOSA LE PROSPETTIVE E I COLORI DELLE PARETI, DEL CORRIMANO MUSIVO E DEI GRADINI DI MARMO BIANCO STRIATO. LA RICERCA DI INQUADRATURE E TAGLI DI RIPRESA PARTICOLARI, INSIEME AD UN SUCCESSIVO LAVORO DI ASTRAZIONE, CONFERMA LA BELLEZZA ASSOLUTA E L’ARMONIA DEL PROGETTO ARCHITETTONICO. QUESTA ESPOSIZIONE FOTOGRAFICA HA IL VALORE ESTETICO DI EVIDENZIARE LE FORME E I COLORI E SVILUPPA UN PERCORSO SEQUENZIALE DI MUTAMENTI “IMMAGINARI” CHE CONDUCE LO SGUARDO DALL’OPERA ARCHITETTONICA CREATA DALL’UOMO A QUELLA CREATA IN NATURA DAL MOLLUSCO NAUTILUS.
“Non c’è niente da capire, basta guardare” Goffredo Parise, Artisti

GABRIELE CALAMELLI è nato a Imola nel 1955 Ha acquistato la prima macchina fotografica nel 1977, una Olimpus OM1. Inizia il periodo di sperimentazione: lo sviluppo in camera oscura, la confidenza con il mezzo fotografico, con le pellicole, con le carte fotografiche. Il padre fotoamatore lo convince ad iscriversi al Cinecircolo fotografico imolese, dove partecipa alla vita associativa per alcuni anni. I grandi fotografi Bresson, Doisneau, Berengo Gardin, Capa sono i suoi maestri di riferimento. Partecipa ad un gran numero di concorsi nazionali e internazionali esclusivamente con lavori in bianco e nero ottenendo un centinaio di segnalazioni. Segue la folgorazione per i maestri sperimentatori del colore Ernst Haas e William Eggleston. Nel 1981 l’ammissione al Nikon Photo Contest coincide con l’apice della fotografia amatoriale e il distacco dal Circolo fotografico. Inizia un periodo di foto -documentazione dello sport imolese e delle manifestazioni organizzate sul territorio. Collabora con diversi periodici locali e considera di fare della fotografia la sua professione. Invece il lavoro “vero” lo “distrae” dalla pratica fotografica per molti anni. Nel 2001 riprende a fotografare svariati soggetti in bianco e nero senza definire alcun progetto. Sperimenta il colore stampando su tela. Nel 2003 partecipa ad un workshop condotto dal fotografo milanese Pino Ninfa e all’esposizione fotografica “In diretta con i muri” allestita nella Pinacoteca della Rocca di Dozza nell’ambito della Biennale del Muro Dipinto. Fino al 2006 si dedica esclusivamente alla fotografia analogica per poi passare al digitale continuando a prediligere un bianco e nero con forti contrasti e un colore dai toni caldi e saturi. Nel 2012 e nel 2015 “LA PIE” rivista bimestrale di illustrazione romagnola pubblica due fotografie di paesaggio. Nel 2017 partecipa all’UrbanPhotoAward e vince il secondo premio nella categoria architettura; la fotografia premiata è stata esposta a Cracovia in Polonia nel mese di agosto e fa parte dell’esposizione Nautilus. Ad oggi Gabriele scatta fotografie con qualsiasi mezzo a disposizione.
Intervista di Valentina Rossini Il Nautilus, probabilmente. Questo mollusco cefalopode che ha la sezione del guscio come una perfetta spirale logaritmica, considerato per centinaia di anni un fossile vivente per gli spettacolari esemplari risalenti al Paleozoico ma ritrovato in natura a partire dal 1829, è un esempio di perfezione naturale. La sezione aurea o rapporto aureo o proporzione divina e’ l’espressione matematica della bellezza. In natura ne è un esempio proprio il guscio del Nautilus, ma anche l’uomo l’ha utilizzata nelle sue opere, dando vita a mirabili espressioni architettoniche. Ne è testimone l’esposizione fotografica di Gabriele Calamelli, che dal 13 al 29 ottobre, in via Emilia 207 (il sabato dalle 17 alle 19 e la domenica 11-13 e 17-19) espone una sezione di fotografie scattate in un interno privato di un palazzo milanese di inizio secolo che sorge nel quartiere Tortona.  Calamelli, nato a Imola nel ’55 e aduso alla reflex – esordì con la mitica Olympus Om1 – e’ passato dalla frequentazione del Cinecircolo fotografico imolese alla folgorazione per i maestri sperimentatori ed è tornato a fotografare con intensità a partire dal 2001. Nel 2006 passa al digitale, ma sempre con una sensibilità nata dagli anni passati in camera oscura o a studiare i grandi maestri. Partecipa a workshop, pubblica su “La Pie” la rivista bimestrale di illustrazione romagnola e nel 2017 vince il secondo premio nella categoria architettura dell’Urban Photo Award. La foto vincente viene esposta anche a Cracovia, ed è naturalmente nell’esposizione imolese.  La serie fotografica è una interpretazione di uno stesso soggetto – la scala a spirale – che è nel cuore di quel palazzo e che prorompe geometrica perfezione, come in natura il Nautilus o – volendo – le grandi galassie a spirale.  L’approccio fotografico, si sa, è emotivo. Filtrata dalle grandi finestre laterali la luce naturale rivela i misteri della scala che si snoda nel vuoto che collega i piani. E’ al tempo stesso conchiglia per chi la guarda e spirale per chi la percorre. I giochi di luce alterano le prospettive e i colori, del corrimano e dei gradini. Li cangiano, li interpretano nella loro fisicità e negli scorci che aprono.  La ricerca di inquadrature e di tagli non banali confermano la bellezza del progetto, e a suo modo, la esaltano in un percorso sequenziale di mutamenti immaginari che conduce lo sguardo dall’opera creata dall’uomo a quella creata dalla natura. Nel Nautilus, appunto. O in via Emilia 207, fino al 29 ottobre.  Scatti unici che sembrano semplici e segreti, che seducono senza svelarsi mai del tutto nel racconto dell’autore: – Cosa le interessa di più fotografare? Forme o emozioni? Fotografo tutto ciò che genera in me una emozione.  – Cosa la emoziona?  Me lo sono chiesto più volte e la risposta è sempre una: la luce. Solo se c’è luce si può cogliere l’emozione di un attimo. La luce colpisce una forma e se restituisce un certo effetto lo fotografo. – Perché il Nautilus? E’ una ricerca di perfezione?  Vedo il percorso dell’esposizione come una esplorazione sull’evoluzione delle forme. Il Nautilus e’ un mezzo che non so dove mi porterà: rimanda al significato della parola nave, marinaio… Il viaggio non è ancora terminato e verrà integrato con altre fotografie. – Digitale o tradizionale? E cosa si perde e si guadagna in ciascun sistema?  La mia istruzione fotografica e’ iniziata in modo analogico. Mi piaceva, e’ un mondo romantico. La fotografia analogica e’ un elogio alla lentezza. Scatti la foto e devi già immaginare il risultato che vorrai ottenere dopo un percorso sequenziale obbligatorio. Certo, un bell’esercizio, ma per me troppo lento. Mi piace molto pensare di scattare una foto e sapere che in pochi minuti e’ possibile vederne una stampa a colori o in bianco e nero e se non mi soddisfa riprovarci in fretta. In ogni modo credo che sull’argomento si possano fissare due dogmi: il primo, la fotografia va insegnata partendo dall’analigico. Il secondo, per fotografare qualsiasi mezzo e’ valido. Con gli strumenti che si hanno oggi a disposizione non ha senso porsi dei limiti.  – La fotografia è arte o buon artigianato? E perché. La fotografia che emoziona e’ arte. La fotografia che non emoziona e’ artigianato.  – Come leggere le sue foto? C’è un livello nascosto? Mi accontento di un sorriso, un sospiro. Non sono consapevole di un livello nascosto, però amo pensare che ci sia. L’ispirazione è la natura: cerco la luce, l’armonia, l’equilibrio tra ciò che sta fuori di noi e lo spazio interiore.  – Cosa ha in serbo per il futuro? Percorrere sentieri inesplorati, accettare sfide diverse partendo dalla selezione di nuovi scatti capaci di incuriosirmi al punto di voler tentare un approfondimento fotografico a tema.
Valentina Rossini